Intolleranze alimentari

I disturbi

I disturbi compaiono dopo un certo periodo di tempo dal consumo dell'alimento responsabile. Accade, infatti, che l'organismo mette in atto una serie di meccanismi compensatori per cui riesce a tollerare una determinata sostanza fino a quando, superato un certo limite (che viene definito livello di soglia) si arriva alla manifestazione del disturbo:
- sono individuabili, spesso, con grande difficoltà;
- sono molto frequenti. Si calcola che l'1% della popolazione italiana ne soffra e sembrano essere in continuo aumento;
- spesso sono correlate a disordini del Peso Corporeo, sia in eccesso che in difetto;
- i disturbi legati alle intolleranze sono diversi da quelli delle allergie: sono meno acuti, tendono a ripetersi nel tempo e sono difficilmente collegabili all'assunzione di un determinato alimento.
I disturbi più comuni come stanchezza, gonfiori, mal di testa, sfoghi sulla pelle, tosse, rinite, asma. Non è semplice individuare l'intolleranza alimentare visto che, come abbiamo visto, non provoca sintomi precisi, unici e riconducibili facilmente ad essa.

Test

Vi sono attualmente diversi esami per "scoprire" se si soffre di una intolleranza alimentare. Ad esempio il test Dria, una procedura indolore basata sulla risposta muscolare alla somministrazione di alimenti. Il test si effettua ponendo a contatto della mucosa sublinguale una sequenza di piccole dosi di alimenti. Il medico stimola il muscolo quadricipite femorale del paziente mentre un computer ne registra la forza. La diminuzione della forza muscolare in riflesso alla sostanza somministrata decreterà la presenza di una intolleranza alimentare. Questo test però è basato su procedure davvero poco scientifiche ed i risultati che se ne ricavano sono alquanto discutibili. Lo standard di riferimento internazionale per la diagnosi di allergia alimentare è rappresentato dal test di provocazione in doppio cieco contro placebo, in cui l'alimento sospetto viene somministrato, in quantità crescenti fino a raggiungere dosi simili a quelle ingerite con la dieta, in capsule opache o comunque in forma mascherata in modo da impedirne il riconoscimento sia al paziente sia al medico che esegue la prova.

1. l’esclusione dell’alimento dalla dieta è il rimedio d’eccellenza per l’intolleranza;

Gli alimenti

Gli alimenti che possono causare intolleranza sono: latte e latticini, lieviti, frumento, oli vegetali, olio di oliva, ecc.

Le intolleranze

Sintomi di allergia alimentare sono presenti solo nello 0,5% della popolazione, che invece soffre di fenomeni di intolleranza alimentare in una percentuale collocata tra il 30 e il 40%. Le intolleranze alimentari hanno caratteristiche diverse dalle allergie, soprattutto per il modo in cui si determinano e per i tempi necessari alla comparsa dei sintomi, anche se spesso i sintomi che si evidenziano sono identici. A differenza delle allergie alimentari che si manifestano immediatamente, la reazione che porta ai sintomi di una intolleranza assomiglia molto di più ad una specie di avvelenamento lento; ciò è dovuto all'intervento di altre cellule o di altri anticorpi, diversi dalle IgE. Sono reazioni più lente e insorgono dopo ore o addirittura giorni dalla introduzione dell'alimento, talora anzi è necessario ripetere per più giorni l'introduzione dell'alimento per poter vedere comparire i sintomi. Esistono infatti nell'organismo dei meccanismi di regolazione e di controllo (in pratica dei 'pompieri'), che in caso di intolleranza riescono ad agire meglio che nel caso di allergia, cercando di evitare lo 'scoppio' delle polveriere coinvolte (ovvero dei basofili e dei mastociti, cellule che contengono l'istamina). È necessaria la reintroduzione ripetuta della sostanza per scatenare la reazione. L'introduzione di un alimento verso cui esista intolleranza agisce in pratica come una specie di lento 'avvelenamento', anche se l'organismo è in grado di riconoscere la presenza del nemico in modo quasi istantaneo. In pratica l'organismo riconosce subito 'il nemico', e poi per qualche giorno 'lo tiene d'occhio', cercando dove possibile di limitare i danni dipendenti dalla sua ingestione, e alla fine 'scoppiando' solo se l'introduzione dell'alimento continua, al di là delle possibilità di controllo esistenti in ciascun individuo. Nel caso di una allergia (in cui agiscono le IgE), ad esempio nel confronti delle fragole, la introduzione delle fragole provoca l'immediato superamento dei livello di guardia da parte degli anticorpi, e quindi la comparsa repentina dei sintomi (e infatti chi ne soffre arriva dal medico già segnalando la probabile esistenza dell'allergia).
Nel caso invece di una intolleranza, ciò che avviene assomiglia molto a un avvelenamento progressivo, che si sviluppa nel volgere di qualche giorno. Immaginiamo che una persona sia intollerante al latte e ai suoi derivati: il primo giorno, in una condizione di scarsa infiammazione, consuma un cappuccino e una brioche al bar, ma la produzione di anticorpi e di sostanze reattive non è sufficiente a scatenare i sintomi. Nel corso della notte l'organismo cerca di disintossicarsi e riesce a eliminare alcune delle sostanze infiammatorie presenti, ma il giorno seguente la stessa persona mangia dei biscotti (che contengono latte) per colazione, mentre a pranzo e a cena mette del parmigiano sulla pastasciutta, incrementando nuovamente la presenza di sostanze infiammanti. Il terzo giorno magari mangia un gelato e un dolce alla crema, arrivando molto vicino al livello di guardia. Quando infine, il quarto giorno, prende di nuovo un cappuccino, supererà il livello di soglia e compariranno i sintomi della malattia. È comprensibile che il risultato possa provocare un po' di confusione: i sintomi compaiono dopo il cappuccino, che la volta precedente non aveva provocato alcun sintomo e quindi, solo difficilmente viene messo in relazione con l'insorgenza della malattia. Di solito, in questi casi, viene spontaneo dare la colpa al pasto della sera precedente.

Intolleranze e Allergie: differenze

Le Intolleranze od Ipersensibilità Alimentari si differenziano dalle Allergie Alimentari vere e proprie perché non producono Shock Anafilattico e di solito non rispondono ai tradizionali Test Allergici cutanei. Non provocano quasi mai delle reazioni violente ed immediate nell'organismo, e quindi spesso non sono direttamente collegabili allassunzione del cibo che le determina. Esse derivano dallimpossibilità dellorganismo di digerire un dato alimento, a causa di difetti metabolici che possono essere causati dallo stile di vita (scarsa masticazione, errate combinazioni alimentari, ecc.), o da stati emotivi alterati, oppure possono essere scatenate dallassunzione di Antibiotici. Originano a livello intestinale, avendo come presupposto un'irritazione della mucosa di tale distretto, ma non provocano produzione di Anticorpi e raramente hanno come effetto la produzione di Istamina. Possono però innescare manifestazioni Allergiche quali le Allergie ai pollini, agli acari od al contatto di tessuti, metalli, ecc. Molto spesso nella pratica clinica, infatti, si riscontrano delle situazioni Allergiche di modesta entità che però, a causa della concomitante presenza di Intolleranze Alimentari, producono manifestazioni importanti, soprattutto respiratorie. Le Intolleranze Alimentari si manifestano quasi sempre con una sintomatologia generale più o meno sfumata (stanchezza, cefalea, gonfiori addominali postprandiali, infezioni ricorrenti, dolori articolari, ecc.) o con modificazioni cutanee (pelle secca, eczemi, orticaria, ecc.); spesso sono correlate a disordini del Peso Corporeo, sia in eccesso che in difetto. Esse sono riconducibili all'accumulo nel tempo delle sostanze responsabili di Ipersensibilità, fino ad un livello che ad un certo punto supera la "dose soglia". A causa di questo periodo di latenza, spesso risulta difficile accettare e comprendere come si possa "improvvisamente" diventare Intolleranti ad un cibo comunemente introdotto quotidianamente o meglio pluri-quotidianamente (v. frumento, olio di oliva, latticini, ecc.). Queste reazioni inoltre non sono sempre immediate, ma si presentano da 1 a 36 ore dopo l'assunzione del cibo in questione. Per ottenere un miglioramento del quadro sintomatologico, è necessario astenersi rigorosamente per almeno 2-3 mesi dall'assunzione del cibo incriminato, -anche nelle sue forme nascoste (es. siero di latte nel prosciutto cotto)- ed anche dall'assunzione di cibi che possono generare reazioni crociate (es. latticini-carne di manzo). Va rimarcato inoltre che, come accade per le Allergie respiratorie e l'inquinamento atmosferico, le sostanze chimiche addizionate nel corso di qualsiasi momento della lavorazione di un cibo possono:
a) renderlo allergizzante;
b) produrre un'Intolleranza alle sostanze aggiunte oppure, ancor peggio,
c) diventare veicolanti delle molecole contenute nell'Alimento (soprattutto Proteine) e renderle fonte di Intolleranza.
Basti pensare agli olii vegetali, che sono il capolista delle Intolleranze Alimentari, al contrario degli olii spremuti a freddo. Pertanto, il primo intervento nei confronti di cibi sospetti, è quello di utilizzare solo prodotti sicuramente "puliti". Le Intolleranze, viste come una rottura dellequilibrio cibo-ospite, si insediano comunque in un organismo predisposto geneticamente o con uno sbilanciamento della barriera intestinale. Un peso importante rivestono la carica Antigenica dell"Alimento, letà dell'individuo, gli insulti al Sistema Immunitario. Gli starter più frequenti di un'Intolleranza Alimentare sono:
1.introduzione precoce nel lattante di latte vaccino e derivati; 2. uso di Antibiotici;
2.infezioni virali o batteriche a carico dell'intestino;
3. infestazioni parassitarie intestinali; 4.stress emotivi.
Tra gli Alimenti, quelli che più frequentemente danno reazioni sono:
1.RICCHI DI ISTAMINA: pomodoro, birra, formaggio stagionato e fermentato, spinaci, funghi, cioccolato, tonno in scatola, ecc.
2.ISTAMINO LIBERATORI: fragole, ecc.
3.TENDENZIALMENTE ALLERGIZZANTI: pesce, arance, uova, soia, latte vaccino, pesche, kiwi, crostacei, ecc. CIBI CHE PIÙ FREQUENTEMENTE CAUSANO INTOLLERANZA: latte e latticini, lieviti, frumento, olii vegetali, olio di oliva, ecc. Come si testano le Intolleranze Alimentari Per rilevare la presenza di un'Intolleranza Alimentare, sono a disposizione diversi tipi di test, nessuno attualmente riconosciuto dalla Medicina Ufficiale. Alcuni test vengono effettuati su un campione di sangue. Questo metodo prevede che il plasma sanguigno venga posto a contatto con numerosi estratti di Alimenti (cereali, verdure, frutta, ecc.) e, dopo un certo tempo di incubazione, venga valutato al microscopio da un tecnico se i Neutrofili (una categoria di Globuli Bianchi) hanno subito delle modificazioni in seguito al contatto con alcuni degli Alimenti esaminati. Il limite del test, oltre all'esperienza del tecnico, risiede nella parzialità della risposta. Infatti, per quanto appartenenti all'organismo preso in esame, le cellule Neutrofile non sono l'organismo e non sono più al suo interno. Un'altra categoria di metodiche di valutazione si avvale della misurazione della tensione muscolare. Quando assumiamo, ma anche solo quando teniamo in mano, un Alimento od una sostanza che ci disturba, la nostra forza muscolare diminuisce, talvolta in modo così importante che le persone provano un senso di spossatezza dopo averne assunto. Il Metodo Kinesiologico testa la diminuzione della forza in modo manuale, prendendo in esame la muscolatura della mano (O Ring) oppure delle braccia e/o delle gambe, mentre il test DRIA utilizza lo stesso principio, ma le rilevazioni sono fatte tramite un sistema computerizzato. Questi test sono validi perché prendono in considerazione tutto l'organismo. Il loro limite risiede nella manualità delloperatore per quanto riguarda il Test Kinesiologico, e nell'estrema noiosità del test DRIA (devono essere messe in bocca fialette con diversi Alimenti e sostanze chimiche per un totale di circa due ore di test). Di altra impostazione concettuale sono i test elettrici come l'EAV (elettro Agopuntura di Voll) ed il Vega Test. Con appositi apparecchi può essere misurata, lungo i meridiani classici dell'agopuntura cinese od altri canali studiati successivamente, una microcorrente elettrica che attraversa la persona, ed al'uscita permette di derivare informazione su incidenti trovati lungo il percorso oppure sull'impatto che producono piccole quantità di Alimenti interposti tra la persona e l'apparecchio. Quando deve essere sospettata un'Intolleranza Alimentare? Come abbiamo visto i sintomi causati dalle Intolleranze ai diversi tipi di cibo sono molteplic i. I più frequenti sono cefalee, disturbi intestinali (gonfiori, stipsi o diarrea, colite, meteorismi, ecc.), dolori premestruali, disturbi dell'umore (depressione, irritabilità), dolori articolari, mal di gola o bronchiti ricorrenti e molti altri. Il sospetto va posto quando un disturbo, anziché comparire in modo passeggero o saltuario, inizia a presentarsi sempre più frequentemente fino ad interferire con la vita "normale" della persona. Come sempre in Biologia le variabili possono essere molteplici, e quindi la ricerca di eventuali Intolleranze Alimentari può essere una delle strade da percorrere per affrontare una problematica. Possibili Intolleranze Alimentari vanno quindi prese in considerazione quando, dopo aver corretto la dieta, i problemi persistono, e prima di intraprendere terapie farmacologiche, che presentano sempre effetti collaterali a breve o lungo temine. Dalle Intolleranze si guarisce? Dalle Intolleranze Alimentari si guarisce, seguendo diete ad eliminazione associate eventualmente ad un sostegno fitoterapeutico. I programmi alimentari devono essere concordati e seguiti da un esperto per poter valutare le modalità più corrette e quelle che meglio si adeguano anche alle problematiche individuali. Eliminazioni parziali o per tempi troppo brevi di un Alimento non portano risultati soddisfacenti, solo tanta inutile fatica e scoraggiamento!