LA RIABILITAZIONE IN ACQUA

L'acqua rappresenta un mezzo ideale anche per la ricerca del benessere psicofisico. Le ginnastiche dolci, eseguite in ambiente acquatico, sono ideali per scaricare le tensioni accumulate in quanto in acqua sono possibili movimenti più armonici e fluidi.
La riduzione del dolore è favorita dalla diminuzione della forza di gravità. Il minor stress endoarticolare che ne consegue facilita l'esecuzione di movimenti impensabili a secco La resistenza offerta dall'acqua è graduale, non traumetica, distribuita su tutta la superficie sottoposta a movimento, proporzionale alla velocità di spinta e quindi rapportata alle capacità individuali di ogni persona. L'effetto pressorio dell'acqua stimola il recupero degli edemi. La temperatura più elevata (33/34°), rispetto alle vasche non terapeutiche, facilita il rilassamento muscolare. Tutti questi fattori consentono un RECUPERO PIU' RAPIDO nei modi e nei tempi che normalmente a secco non sono previsti.
L’utilizzazione di vasche a scopo terapeutico risale all’antichità ed ha accompagnato la storia dell’uomo fino ai nostri giorni, attraverso le più importanti civiltà, dalla Cina all’Egitto, dalla Grecia a tutto l’Impero romano. Negli ultimi trenta anni però questa branca della medicina riabilitativa ha assunto una sua precisa identità, è stata oggetto di studi scientifici e di valutazione critica al fine di definire precise indicazioni cliniche e protocolli da seguire nelle singole patologie. Allo stato attuale si può affermare che la riabilitazione in acqua sia metodica indispensabile in qualsiasi istituto che voglia garantire un moderno e valido recupero funzionale sia in campo neurologico che ortopedico.
Secondo il “principio di Archimede” un corpo immerso nell’acqua subisce una spinta verso l’alto pari al peso del volume del liquido spostato, facendo sì che quel corpo risulti tanto più leggero quanto è più immerso; ad esempio il peso del corpo umano immerso verticalmente risulta apparentemente ridotto al 95% del peso reale quando è immerso fino ai polpacci, all’80% quando l’acqua giunge a coprire la coscia, al 50% all’ ombelico, al 20% nell’immersione fino alle ascelle, al 7% alla base del collo, fino al 3% in immersione totale. Questo determina una maggiore facilità a muoversi nell’acqua, rispetto ad un ambiente normale, quando per esiti traumatici, per deficit neurologici o dopo chirurgia ortopedica sarebbe impossibile o dannoso caricare il peso reale sui propri arti. La “resistenza” in acqua è determinata da diversi parametri, tra i quali assume particolare importanza la velocità del corpo e quella del liquido in cui è immerso; per questo in assenza di velocità rilevante dell’acqua, un corpo o un arto che si muove lentamente, incontrerà una modesta resistenza (molto utile nelle fasi iniziali della riabilitazione); basterà aumentare di poco progressivamente la velocità, per incrementare la resistenza e l’impegno muscolare. La resistenza può essere aumentata secondo le necessità anche modificando la superficie frontale di spostamento, ricorrendo a strumenti opportuni quali pinne, manubri, tavolette, guanti palmati.
La “pressione idrostatica”, che aumenta con la profondità, esercita un benefico effetto compressivo centripeto sul sistema vascolare, normalizzando la funzione circolatoria e riducendo eventuali edemi distali. L’effetto termico dell’acqua, di solito mantenuta a temperatura costante di 31°-32°, determina un’azione decontratturante sulla muscolatura, un’azione sedativa generale, una modesta vasodilatazione periferica con velocizzazione degli scambi metabolici e miglioramento del trofismo tessutale. Le indicazioni alla riabilitazione in acqua sono molte, abbracciano campi diversi della patologia e sono in costante aumento, man mano che cresce la conoscenza di questa opportunità terapeutica e la disponibilità di strutture attrezzate.
In campo neurologico è indicata in: · emiplegie
· paraplegie
· tetraplegie incomplete
· postumi di traumi cranici
· atassie
· lesioni nervose periferiche (esiti di mono e poliradicolopatie, poliomielite)
· miopatie
· sclerosi multipla
· morbo di Parkinson
In campo ortopedico-traumatologico è indicata in:
· paramorfismi e dismorfismi dell’età evolutiva
· postumi di fratture o lesioni ligamentose
· postumi di protesizzazione degli arti superiori e inferiori
· distrazioni e strappi muscolari
· processi degenerativi articolari
La riabilitazione in acqua deve essere sempre effettuata sotto diretto controllo medico, previa valutazione anche delle condizioni cliniche generali e di eventuali controindicazioni.