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Strabismo
Definizione
Per strabismo si intende una condizione per la quale gli assi visivi dei due occhi non sono allineati.
Esistono sostanzialmente due tipi di strabismo: 1. concomitante; 2. inconcomitante.
Il primo è caratterizzato dalla presenza di una deviazione circa eguale in ogni posizione di sguardo.
Nel secondo la deviazione varia con le posizioni di sguardo ed è massima nel campo d'azione del muscolo
(o dei muscoli) deficitari. Lo strabismo concomitante e' in genere più frequente nell'eta' infantile con
una prevalenza, nel mondo occidentale, dello strabismo convergente (esotropia) rispetto a quello
divergente (exotropia). Entrambi questi strabismi sono dovuti ad alterazioni della coordinazione motoria.
Conseguenze
Una conseguenza non cosi' rara che si osserva nei pazienti strabici e' la tendenza ad assumere una
posizione anomala del capo (torcicollo) nel tentativo di compensare il disallineamento degli assi visivi. Questo è particolarmente frequente nelle paralisi acquisite, dove altrettanto frequente è il sintomo della visione doppia (diplopia), ma anche nelle esotropie essenziali infantili, nel torcicollo da monoftalmo (in presenza di un occhio cieco dalla nascita) e nel nistagmo (movimento continuo degli occhi) congenito od acquisito.
Terapia
Nell'affrontare un paziente strabico un corretto approccio diagnostico e' di fondamentale importanza per
la giusta scelta terapeutica. Alcune forme di strabismo possono essere corrette con un semplice paio di
occhiali. L'analisi della motilita' oculare, con l'identificazione dei muscoli deficitari o dei muscoli
iperfunzionanti, permette di capire quali muscoli rinforzare e quali indebolire al momento
dell'intervento chirurgico.
Un approccio terapeutico ormai consolidato e' costituito dall'uso della Tossina botulinica che iniettata
a giuste dosi nel muscolo extraoculare ne provoca una sua temporanea paralisi. Quest'approccio e'
utilizzato con successo nelle esotropie congenite in eta' molto precoce (entro i 6-7 mesi di vita),
negli strabismi acquisiti di origine paretica o secondari a patologie della tiroide (nelle prime fasi
della malattia) o dopo chirurgia episclerale per distacco di retina dove iniezioni ripetute nel tempo
possono posticipare l'intervento chirurgico di strabismo.
La chirurgia refrattiva
La chirurgia refrattiva in oculistica consiste nell'intervento con un raggio laser sulla cornea
dell'occhio, nel suo strato superficiale o più profondo a seconda delle tecniche, allo scopo di
modificarne la forma e la curvatura. In questo modo si elimina il difetto di rifrazione che è
all'origine della miopia. Esistono due tecniche differenti: 1.PRK, o cheratomia fotorefrattiva,
; 2. il LASIK (Laser Assisted in Situ Keratomileusis). La PRK consiste nell'eliminazione da parte del
laser di una piccola porzione dello strato superficiale della cornea, in modo da accedere allo strato
più interno e rimodellarne la forma. Lo strato rimosso si forma spontaneamente dopo 48 ore di riposo,
con un recupero funzionale della visione in circa 20 giorni.
La tecnica LASIK invece pratica dapprima un'incisione di microchirurgia (del diametro di circa 9 mm)
sulla cornea: tramite questo foro (o sportellino) il laser penetra nello strato interno e toglie la
parte di tessuto fino ad ottenere lo spessore e la curvatura voluti. Il lembo superficiale inizialmente
rimosso viene quindi riposizionato senza alcuna sutura.
La PRK è una tecnica piu'semplice e consolidata, ma ha come inconveniente quello di poter essere
utilizzata solo nel trattamento delle miopie lievi (inferiori a tre diottrie). La LASIK richiede invece
una notevole abilita' del chirurgo e puo' presentare alcuni effetti collaterali spiacevoli, come la
comparsa di aloni, specie nella visione notturna, dovuti alla dilatazione della cornea oltre le
dimensioni massime della zona trattata dal laser (generalmente 4-6 mmdi diametro). La perdita di
acutezza visiva, specie nella visione periferica, e' un problema che compare circa nel 30% dei casi.
Inoltre, per raggiungere il grado di acutezza visiva voluto, la tecnica LASIK puo' richiedere piu' di
un intervento (nel 35% dei casi).
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